Questo è ciò che emerge da una indagine svolta dall’Ivass sulla comunicazione assicurativa e sui comportamenti assicurativi degli italiani.
L’Ivass, Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni private, ha svolto un’indagine sulle “Conoscenze e sui comportamenti assicurativi degli italiani”.
Una relazione corposa, 239 pagine, che scatta una fotografia impietosa del rapporto esistente tra assicurati e assicuratori.
Le aree indagate sono sei.
Quelle che mi hanno maggiormente interessato, portandomi a fare alcune considerazioni, sono: quella che riguarda l’indice di “Conoscenza assicurativa”, cioè una indagine sulla valutazione della conoscenza di base degli assicurati, e quella che riguarda l’indice di “Efficacia della comunicazione assicurativa”.
I dati che emergono dalla prima (Conoscenza assicurativa) sono, a mio parere, la diretta conseguenza dei secondi (Efficacia della comunicazione assicurativa).
Quanto ne sai di assicurazioni?
Le domande generiche sulla “Conoscenza assicurativa” hanno riguardato terminologie come: premio, massimale e franchigia.
In una scala da 0 a 100, la conoscenza di base degli italiani si attesta su una media di 40,6; il 13,9% dei partecipanti risponde correttamente a tutte le domande mostrando una piena conoscenza dei termini di base. Di contro il 29,9% non li conosce affatto ottenendo una valutazione di 0 su 100.
La conoscenza cresce progressivamente con l’avanzare dell’età, raggiungendo il massimo punteggio nella fascia di età fino a 64 anni, salvo poi precipitare drasticamente.
Significative sono le differenze tra le diverse aree geografiche, dove troviamo un peggioramento della conoscenza di base man mano che scendiamo lungo lo stivale.
Nelle grandi città la conoscenza di base è inferiore rispetto ai centri più piccoli, a significare che probabilmente nei centri minori il rapporto personale con l’assicuratore favorisce una informazione maggiore; si segnalano infine delle differenze in base al titolo di studio: la conoscenza di base cresce con l’aumentare della scolarizzazione.
Tutela della persona e dei beni
Sono poi state rivolte delle domande relative a: polizze infortuni, temporanea caso morte, previdenza complementare.
Su questi specifici prodotti la conoscenza è piuttosto carente con un punteggio medio di 20,1; il 35% degli intervistati mostra una conoscenza pari a zero dei prodotti assicurativi oggetto di indagine (un solo intervistato raggiunge il massimo punteggio).
Un altro aspetto indagato è quello complessivo della conoscenza assicurativa in rapporto con il numero delle coperture assicurative stipulate in famiglia.
L’indice medio di conoscenza è pari a 30,4; al suo interno troviamo un indice del 13,7 riferito a chi dichiara di non possedere nemmeno una polizza, del 24,1 riferito a chi dichiara di possedere solo polizze obbligatorie, e del 37,5 per chi dichiara di possedere anche polizze non obbligatorie.
Comunicazione assicurativa: come comunicano gli assicuratori?
Le domande riferite all’efficacia della comunicazione assicurativa, sono state create a partire da un’indagine circa il grado di comprensibilità del set informativo delle polizze (quello, per intenderci, che deve essere consegnato obbligatoriamente ad ogni proposta assicurativa): una domanda che mirava a indagare la metodologia comunicativa delle compagnie. La seconda domanda ha riguardato l’attività degli intermediari in ordine all’illustrazione delle esclusioni e limitazioni di garanzia, e della parte di rischio che rimane comunque a carico dell’assicurato. La terza domanda ha riguardato la percezione della adeguatezza della cultura assicurativa nel nostro paese.
Il punteggio medio sulla valutazione dell’efficacia della comunicazione assicurativa è di 56,3. Non emergono differenze per genere, età o area geografica. Coloro che vivono nelle grandi città danno una valutazione più bassa all’efficacia della comunicazione, rispetto a chi vive in centri abitati più piccoli; per quanto riguarda il titolo di studio, emergono differenze tra chi possiede una laurea e chi invece ha una scolarità più bassa.
Sono questi ultimi, infatti, quelli che danno un punteggio più alto all’efficacia della comunicazione assicurativa: quelli cioè che hanno maggior bisogno di interloquire con un intermediario, preferendo affidare al rapporto personale la ricerca delle informazioni e delle spiegazioni.
Infine, il dato che ha confermato le mie convinzioni, è il seguente: chi possiede polizze non obbligatorie, valuta più favorevolmente l’efficacia della comunicazione assicurativa rispetto a chi ha solo polizze obbligatorie.
Ragioniamoci su!
Ed ora vorrei fare qualche considerazione conclusiva.
È indubbio che la modulistica fornita agli assicurati in fase di sottoscrizione contrattuale formata dalle condizioni contrattuali stesse, e i vari DIP e DIP Aggiuntivi, sono insufficienti o, quantomeno, non raggiungono lo scopo di informare adeguatamente gli assicurati
In una società abituata a leggere sempre meno, a interagire con altri sistemi di comunicazione e altre fonti di informazione che non siano i pezzi di carta stampata, il rapporto con l’intermediario rimane il solo e unico strumento in grado di fornire all’assicurato ciò di cui ha bisogno: cultura assicurativa!
La mancanza di queste informazioni, la mancata diffusione di una cultura assicurativa non può essere addebitata unicamente alle compagnie di assicurazione che, lo hanno dimostrato negli anni, non sono in grado di instaurare con i clienti un rapporto comunicativo efficace.
Non solo. Non è nelle loro corde (e forse nemmeno nel loro interesse) semplificare i prodotti assicurativi visto che nemmeno una specifica disposizione dell’Ivass di qualche anno fa, ha raggiunto lo scopo di maggior trasparenza delle polizze di assicurazione.
Sono gli intermediari, gli unici in grado di fornire all’assicurato tutte le informazioni di cui hai bisogno.
Quando l’intermediario dedica parte del proprio tempo a generare cultura, a divulgare una miglior conoscenza dei prodotti assicurativi, viene premiato dagli assicurati che sono maggiormente propensi all’acquisto di polizze aggiuntive rispetto a quelle obbligatorie.
Ho sempre sostenuto, per anni, basandomi più sulle sensazioni e sulla conoscenza personale degli intermediari, che la modesta crescita del mercato assicurativo italiano rispetto ai paesi europei a noi simili per cultura, dipendesse unicamente dalla scarsa propensione degli intermediari a farsi parte diligente nella diffusione della cultura assicurativa. Questa indagine dell’Ivass ha dato corpo alla mia teoria con l’incontrovertibilità dei numeri.
Lo sforzo che la Consulenze Assicurative srl sta facendo da danni, è quello di diffondere cultura assicurativa, informando i clienti e i potenziali assicurati delle opportunità offerte dal mercato, nonché di quelle tipologie di rischi vecchi o emergenti, che possono mettere in serio pericolo l’attività di un’impresa o di un professionista.
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