Quello della responsabilità dell’azienda ai sensi della legge 231/2001 è un tema delicato e importante. Ricorderai sicuramente la vicenda Thyssenkrupp.
Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino, otto operai furono coinvolti in una esplosione che causò la morte di sette di loro. La vicenda processuale è stata lunga e complessa. Il primo grado di giudizio si concluse nell’aprile 2011 con la sentenza della Corte d’Assise di Torino.
La sentenza venne riformulata nel 2013 dalla Corte d’Assise d’Appello che trasformò, da omicidio volontario in omicidio colposo, le accuse nei confronti dei manager della società.
Nel 2014 la Suprema Corte di Cassazione nel confermare le colpe dei sei imputati dell’azienda, ordinò un nuovo processo d’appello per ridefinire le pene.
Nel 2015 il processo ritornò in Corte d’Appello di Torino che condannò i sei dirigenti a pene detentive che andavano dai 9 anni ed 8 mesi, ai 6 anni e 3 mesi..
La sentenza venne nuovamente impugnata e nel maggio 2016 la Cassazione confermò tutte le condanne ridefinite in Appello.
Questa però è cronaca oramai nota e ampiamente riportata dagli organi di informazione, e chi volesse documentarsi può fare delle ricerche in internet. Noi abbiamo trovato molto sulla vicenda e, tra questi segnaliamo, il blog Diritto Penale Contemporaneo dove è possibile leggere degli approfondimenti di grande interesse.
Quello che molti invece non sanno, è che la Thyssenkrupp venne rinviata a giudizio a sensi della Legge 231/2001.
Il Decreto Legislativo 231/2001 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno 2001 che ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico il concetto di “Responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”.
È noto che la responsabilità penale è personale e non trasferibile.
Il legislatore si è quindi posto il problema di sanzionare, in qualche modo, le aziende per quei reati che, pur se commessi da un dirigente o da un dipendente, portassero dei vantaggi economici all’azienda stessa.
La 231/2001 è una grossa scatola, una legge contenitore, alla quale vengono “agganciate” alcune tipologie di reato, e l’elenco viene periodicamente aggiornato. L’ultimo aggiornamento risale allo scorso anno, ma per fare alcuni esempi, rientrano nei reati perseguiti dalla 231/2001: l’indebita percezione di erogazioni, truffa ai danni dello Stato o dell’Unione europea e frode nelle pubbliche forniture; delitti informatici e trattamento illecito di dati; peculato, concussione, corruzione e abuso d’ufficio; i reati societari; ricettazione, riciclaggio, nonché autoriciclaggio; i reati ambientali; i reati tributari.
Ma torniamo alla Thyssenkrupp
L’azienda venne rinviata a giudizio per violazione dell’articolo 25-septies della Legge 231/2001: omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Il Pubblico Ministero, nella sua requisitoria, chiese ai giudici una condanna esemplare: una sanzione pecuniaria di un milione e mezzo di euro (il massimo della pena prevista); l’esclusione dell’Azienda da agevolazione e sussidi e la revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare i propri prodotti per un anno; la pubblicazione per intero della sentenza di condanna sui maggiori giornali di rilievo internazionale con costi a carico dell’Azienda.
La Corte, ha condannato la società alla confisca del profitto del reato per una somma di 800 mila euro e alla pubblicazione della sentenza sui quotidiani di diffusione nazionale.
Le motivazioni
Le motivazioni di questa, ma anche di altre sentenze in materia di violazione della legge 231/2001, sono tutte ispirate alla seguente motivazione: “la società che risparmia sulla sicurezza dei lavoratori risponde nel caso di infortunio del dipendente verificatosi proprio a causa di tale violazione della normativa antinfortunistica”.
L’azienda potrebbe venire condannata (secondo differenti sentenze della Cassazione) perché ha avuto un interesse o un vantaggio nel violare le norme antinfortunistiche.
Si ha interesse quando l’autore del reato abbia violato la normativa con il consapevole intento di conseguire un risparmio di spesa per l’azienda, indipendentemente dal suo effettivo raggiungimento; sia ha un vantaggio qualora l’autore del reato abbia violato sistematicamente le norme antinfortunistiche, ricavandone oggettivamente un qualche vantaggio per l’azienda, sotto forma di risparmio di spesa o di massimizzazione della produzione, indipendentemente dalla volontà di ottenere il vantaggio stesso.
I soggetti coinvolti
La conclusione che si può trarre dopo questa breve lettura, è che in caso di infortunio sul lavoro, i soggetti chiamati a rispondere potrebbero essere: le persone fisiche, intese come il datore di lavoro o i soggetti apicali che potrebbero essere condannati penalmente, come nel caso dei dirigenti di Thyssen Krupp, ad un lungo periodo di detenzione; l’Azienda stessa, che non potendo essere condannata ad una pena detentiva, vedrà il reato penale trasformato in reato amministrativo e, nel caso di cui sopra, chiamata a scontare la propria parte di pena.
Le soluzioni assicurative
Non sono molte in verità. In primo luogo perché una sanzione amministrativa non può essere assicurata.
Quello che è possibile invece assicurare è il rimborso delle consistenti spese legali e peritali per far fronte alle accuse, e cercare così di mitigare la pena.
Anche una D&O (polizza che assicura la responsabilità dei soggetti apicali) potrebbe essere utile, ma per questo aspetto ti rimandiamo ad uno specifico articolo scritto su questo argomento.
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